lunedì 30 dicembre 2013

                                                      Per gli aggiornamenti ai primi di gennaio!
                                                Per il momento un caro augurio a tutti di buon
                                                                             2014!


mercoledì 20 novembre 2013

Si vede proprio che non siamo tipi da blog, quanto meno classicamente parlando; ce la mettiamo tutta per aggiornare il sito ma la vita corre più in fretta e ogni volta ci diciamo “dai ora non ne vale la pena, scriviamo più in là…no dai ancora fra poco…” e via così.
Quindi vogliamo chiedere perdono a voi cari lettori-amici, ma confidiamo in una vostra comprensione, d’altronde noi nel bene e nel male siamo fatti così; per contro promettiamo di impegnarci di più cercando di regalare maggior frequenza d’aggiornamento al blog.
Da agosto in poi abbiamo proseguito a rispondere alle tante richieste relative al libro, interviste comprese; inoltre hanno iniziato ad arrivare alcuni inviti per presentare “l’opera del millennio”.
A breve comunicheremo le date precise man mano che ci si avvicinerà agli eventi, sia sul blog che sulla pagina FB.
Tutto questo interesse inutile negarlo fa piacere, ma che ci crediate o no l’aspetto più intrigante e portatore di soddisfazione è la stima che ne scaturisce, l’affetto, la voglia di ‘toccare con mano’ due persone semplici che sono riuscite a trasmettere evidentemente spontaneità e, questo ci auguriamo, valore ai consigli dati con il libro.
Quindi si, faremo il possibile per promuovere e partecipare agli incontri.
Agosto e settembre sono stati due mesi anche pieni di amici e parenti, i quali sono venuti a trovarci a bordo per passare qualche giorno in totale relax: grazie a tutti voi che ci avete regalato il privilegio di ospitarvi…lo scambio relazionale resta forse la parte più preziosa di questa splendida avventura.

Ecco due care amiche intente alla soluzione del 'puzzle di Einstein', simpatico gioco a cui le abbiamo sottoposte...(Siamo un pò sadici)





La navigazione si è svolta principalmente nel golfo di Hisaronu, comprendendo la splendida Symi al quanto strategica per noi sia per il rifornimento di vino che di gasolio in previsione della chiusura stagione (serbatoi da lasciare sempre pieni per evitare condensa e formazione di batteri e quindi proliferazione di alghe): non dobbiamo spendere parole sugli spunti paesaggistici, dato che la consideriamo una delle più belle isole greche e non solo dell’Egeo.
…E si il tempo è volato, letteralmente. Senza accorgercene siamo arrivati alla prima settimana di ottobre!
Ma quest’anno è stato ed è profondamente diverso rispetto alle altre stagioni; il libro continua a coinvolgere e condizionare, talvolta con piacere, i nostri programmi.
Ed ecco quindi arrivare una bella e-mail con la quale l’amico Alessandro ci contatta per proporci un’altra bella esperienza: “ragazzi il Kilimangiaro (Alle falde del Kilimangiaro) vorrebbe fare un documentario con la vostra partecipazione, stavolta con maggior protagonismo,  per spiegare anche la vostra scelta di vita. E non solo via mare ma anche via terra!”
Insomma la storia è questa, ospitiamo la troupe a bordo di Yakamoz scorrazzandoli nei vari lidi richiesti ma investiti di un ruolo che ci vede non proprio a nostro agio: non è come recitare, ma in sostanza lo è!
Dato che non siamo “habitués del set”, gli strafalcioni si moltiplicano a dismisura e tante le volte che ci vedono ripetere battute, replicare scene e via discorrendo…Della serie, capisci veramente cosa si cela dietro un documentario e più che altro che mole di lavoro, sia per gli operatori che per gli ‘attori protagonisti’!
La parte più bella però è saltata fuori quando abbiamo dovuto prevedere di lasciare Yaka per circa 10 giorni alla volta di un giro terrestre da Marmaris fino in…Cappadocia!
…Lasciare Yakamoz…
Per molti di voi sembrerà una sciocchezza e noi ai vostri occhi sicuramente miseramente patetici, ma credeteci è stato come lasciare una figlia piccola al nido.
Noi non siamo abituati a entrare nei marina e ‘abbandonare’ con nonchalance la barca, pensiamo a tante cose…Se arriva un vicino troppo ‘irruento’, se la burrasca (che sicuramente arriverà in quei giorni) porterà danni, perché no si pensa a possibili furti e danni di ogni natura e entità.
Inoltre dobbiamo prevedere una sorta di mezzo invernaggio, perché 10 giorni comportano accorgimenti che normalmente non adottiamo, tra cui il dissalatore da risciacquare, rientrare ogni appendice normalmente all’esterno e soggetta al vento/pioggia, eccetera eccetera…L’abbiamo premesso, siamo patetici ma questo è!
Arriviamo al punto.
La scelta di vita di cui al libro spiega in effetti che la barca è e resta un mezzo, da cui la finalità precisa è quella di affrancarsi dalla vita comune con un basso budget; questo indipendentemente da essere a mollo o con i piedi asciutti!
E la RAI ha pensato bene di spiegare con le immagini come questi due pazzi potessero girare via terra con sacco in spalla.
Ricapitoliamo.
Scegliamo Orhaniye come baia dove lasciare Yakamoz; in particolare il pontile attrezzato con corpi morti e appena rinnovato del ristorante Kadir, nostra vecchia conoscenza anche se in passato abbiamo usufruito dei suoi servizi solamente come attracco per Yakamozzino (vezzeggiativo per il nostro tender) e qualche çay…
Scegliamo di dar fondo comunque, oltre al corpo morto, noi ci fidiamo ciecamente della nostra Bugel, meno di ciò che non riusciamo a verificare di persona (le profondità e il fango di Orhaniye non lo consentirebbero); cime al pontile, tutto cazzato a dovere, ultime sistemazioni, sbarco della troupe e dei sottoscritti…saluto mesto alla figliola e viaaaa…di corsa in auto verso Marmaris da dove i ragazzi del Kilimangiaro inizieranno a seguire i nostri spostamenti che avverranno a mezzo pullman, autostop e autobus locali…e persino qualche bella lunga camminata alla “barbona”.
Diciamo subito che non è semplice come in barca, sia perché le tempistiche produttive non consentono il relax che normalmente adottiamo laddove sul serio ci produciamo in turismo terrestre, per cui è stata durissima, anzi vero e proprio massacro, questo è il termine giusto!
…Però certo, “si può fare”, anzi è stato allo stesso tempo un’esperienza fantastica.
Non anticipiamo i posti e le locations, cosa che faremo dopo l'uscita dei documentari, ma una foto la devo inserire rimandando a post specifico con altre immagini...Ragazzi la Cappadocia…Ah la Cappadocia, è qualcosa che va vista almeno una volta nella vita…Si può fare a meno di vedere qualsiasi altra cosa fidatevi, ma impossibile perdersi quest’opera d’arte realizzata esclusivamente da madre natura, (con qualche buco fatto da antiche civiltà): cioè, puoi vedere una piramide, una statua dell’isola di Pasqua e via dicendo, ma restano pur sempre opere umane, tralasciando gli spettacoli ovvio della natura più propri, chessò foresta amazzonica, mare, montagna, isole e tutto ciò a cui l’occhio è preparato per così dire…La Cappadocia è un luogo che sembra finto! Ci si pensa in un set di Hollywood, un regno incantato che se venduto così un bambino non può credere diversamente…Bene, non voglio spingermi oltre (parla Giampaolo perché ovviamente Basak conosceva già l'argomento avendola visitata in passato!), sarebbe inutile: o si vede con i propri occhi oppure ogni spiegazione è poco proficua!




L’avventura terrestre termina, non senza abbracci commossi fra tutti i componenti, ed è così, è tutto vero, anche per loro è una specie di novità, con noi hanno iniziato una nuova impostazione documentaristica stimolata dal Kilimangiaro, e come sappiamo le prime volte sono sempre un po’ uniche.
Torniamo con un po’ d’apprensione a Orhaniye ma per fortuna Yakamoz è lì ad attenderci scodinzolante, e senza danni!
…Neanche il tempo di disfare i bagagli che salutiamo gli amici di Kadir, mettiamo in moto e molliamo le cime, direzione la baia vicina di Selimiye! Questo abbiamo fatto, questo siamo noi, senza mediazioni: esserci visti ormeggiati, vicini ad un’altra barca con persone a bordo, il caldo che, incredibile, a metà ottobre ancora opprimeva, l’acqua “ferma”, stagnante del pontile…insomma avete presente i sintomi dell’allergia? Quasi…Solo quando abbiamo respirato un po’ d’aria fresca, visto l’acqua muoversi sotto la chiglia, siamo rinati.
Fiuuuu, il verricello fischia e l’ancora è giù, finalmente liberi!
Trascorriamo gli ultimi giorni di questa lunga e intensa stagione riparandoci da qualche sgrullone, colpi di vento ma anche bei prolungamenti d’estate; il bagno si fa serenamente, ma certo non oltre il primo pomeriggio, il sole inizia a calare presto e nonostante la nostra location falsi la percezione del mese in corso molti indizi al quanto evidenti mostrano l’approssimarsi dell’autunno, anzi proprio dell’inverno…sigh!
Non è mancata neanche l’occasione di una nuova amicizia: Mahmut e la sua bella barca di 17 mt…! Non ce ne vogliano gli altri cari nuovi amici conosciuti e di cui normalmente non inseriamo dettagli per discrezione, correttezza, ma Mahmut andava citato per la sua barca bella attempata, ma che lui comprò qualche anno fa rimettendola in sesto e personalizzandola in modo decisamente interessante. Apparentemente è un ketch come tanti (ha già sul groppone un giro del mondo fatto dal precedente armatore) ma dentro è una casa! Con tanto di mobili stile anni ’70 che le foto non possono rendere, vetri dipinti a mano da un amico artista e per non farsi mancar nulla un oblò sull’opera viva (!aiuto!) per ammirare “le profondità dei mari” in stile capitan Nemo!

                                                                    Mahmut nel suo "saloncino"





Una simpatica "evoluzione" da pesce a barca a vela...




Commovente l'orgoglio per Ataturk!





Ed ecco il famoso e suggestivo oblò vista fondo!




                                                            Le decorazioni artistiche




Dopo l’amico Mahmut gradevolissimo che al di là delle apparenze/dimensioni resta un altro vagabondo a tutti gli effetti, un bel recupero di barca alla deriva in occasione di una botta di vento che ha visto arare questo 14 metri senza nessuno a bordo: a remi abbiamo portato una cima assicurando la sua galloccia di prua alla nostra di poppa, in attesa che arrivasse la capitaneria avvisata prontamente da Mahmut, che non è arrivata bensì anticipata da un ‘sedicente’ amico dell’armatore inglese assente…salito a bordo con altri aiutanti gommonodotati, scoperti essere in realtà del vicino e costosissimo MartiMarina! L’amico di cui sopra invece era un operatore del pontiletto vicino di un ristorante abbastanza noto “Begonville”, bello, accogliente e costosetto. La storia e che va raccontata per aiutare altri amici a non scegliere tale approdo a meno di voler restare normalmente a bordo, è che non avendo spazio al pontile, partito l’armatore e per voler evidentemente ospitare altra barca più remunerativa hanno preso il 14 metri, l’hanno messo (malamente) alla fonda e arrivata la buriana se ne sono fregati altamente di controllare: se non fosse stato per il nostro intervento era a scogli!
Risultato, oltre un ‘grazie’ formale neanche una bottiglia non dico di vino ma almeno d’acqua minerale…Cioè capiamoci, non è che si aiuta il prossimo per riceverne un compenso ma l’etica vorrebbe così. Noi faremmo così. Specialmente dato il valore della barca e il grosso rischio cui stava andando incontro non solo il veliero ma la stessa struttura ospitante per intenderci.
Fatto sta che passata la buriana il giorno dopo l’hanno rimessa alla fonda in un’altra zona!


                               La barca incriminata ben assicurata a Yakamoz




                                     Tanto per avere un'idea delle sferzata della giornata:
                                      un HR all'ancora che si piega come una foglia...
                                      e non l'ho potuta fotografare ancor più inclinata!



…E così arriviamo al 26 ottobre, giorno prenotato per l’alaggio di Yaka, sempre triste…
Comunque è fatta! La figliola ora riposa sulla sua culla al sereno e dopo tanto impegno profuso a proteggere le nostre membra durante tutti questi mesi…Grazie e buona siesta.
…E inizia anche la fine del romanticismo e la trasformazione di Yakamoz da dottor Jekyll a Mr. Hyde !
Non potremmo descrivere diversamente la situazione.
La manutenzione che la figliola richiede è ai limiti della sopportabilità, come ogni barca.
La differenza è che oltre la manutenzione ordinaria noi cerchiamo di portarci avanti anche con le migliorie…perché è la nostra unica cosa e casa, perché un marinaio quando vive la propria barca nel tempo riscontra dei dettagli migliorabili, la vuole sentire più sua; è tutto molto normale, ma ciò richiede soldi o tempo.
Noi proprio quest’anno visti i vari impegni invernali di tempo ne abbiamo poco, di soldi neanche ne parliamo; nonostante più di 20 giorni in secco siamo riusciti solo a provvedere all’ordinaria manutenzione, tra cui anche l'apertura e revisione della zattera (aggiungeremo minimo sigari e sigarette...!),

                                  Basak intenta al 'collaudo' della zattera




smontato il mega-plexy della sovratuga per riapplicarlo a dovere, anzi a regola d'arte e carteggiare e riverniciare le cornici in massello (approfittando delle giornate di sole)



                                                                  "Finestre" aperte!  




                                                 Basak che pulisce il plexy dal vecchio sika




Giampaolo che pulisce 'una a una' le 100 e passa viti del plezy!



 e dato una spallata ad uno dei miglioramenti che abbiamo in testa: la sverniciatura del pozzetto e altre parti sul ponte.

L’operazione comporta lo smontaggio delle panche in teak e l’asportazione della vecchia vernice con raschietto, perché utilizzando frullino e dischi specifici nella fase iniziale si farebbe troppa e inutile polvere: siamo vicini come al solito ad altre barche e l’organizzazione con teli e mascheratura delle altre zone tipo il tambuccio è un’operazione che richiede appunto orizzonti temporali differenti: si fa una volta, fatto bene e si inizia e termina il lavoro, fine.

                                        Giampaolo intento alla 'raschiatura' 
                                        una volta smontate le doghe in teak



Quindi diventa tutto più complicato e stancante, poi qualche giorno di pioggia, poi un primer di un colore che non si trova, la spiaggetta da ripensare per liberare il gavone della zattera e posizionare la stessa in una zona più logica liberando così uno spazio enorme per pinne, scarpe e tanti altri giocattoli, eccetera, eccetera, eccetera.
Credeteci in 20 giorni è un’impresa unica, e infatti come anticipato non ce la si fa, e si rimanda il grosso ad aprile quando torneremo carichi di energie positive (speriamo…).
…E nel frattempo i soliti diportisti paganti sfoggiano fior di cartelli di ditte specializzate: questa qui sotto lo giuro per qualche giorno di cartelli ne ha esibiti ben 3! Ogni cartello una ditta…Ora si accontenta “solo” di 2.





Veniamo al dettaglio per i curiosi.
Noi in questi anni stiamo man mano ripensando a Yakamoz in chiave pratica ma altrettanto attenti all’estetica.
Prima di tutto l’alluminio non ama la vernice! Dato di fatto.
Voi se vedete in giro altri Ovni o barche in lega le ammirerete belle, bianche sui bordi, pozzetti lucidi, abbacinanti. Questo succede intanto perché probabilmente le state osservando da lontano…
E poi perché qualche ricco possidente terriero ha avuto i soldi per appendere il solito cartello “Marine service” da cui si evince che una squadra ha provveduto a sverniciare e riverniciare a modino a suon di eurodollari la propria amata metallica…
Bene se non fosse che dopo un paio d’anni, forse 3 forse 4 inizieranno nuovamente a comparire ‘fioriture’ di vernice in varie zone! ...Ci risiamo.
E qui inizia la scelta strategica.
Se lasci la vecchia vernice, oltre ad un risultato estetico non appagante aiuti la corrosione dell’alluminio nelle zone interessate; perché la sporcizia è nemica di questo materiale e una vecchia vernice, magari aggiunta da altri strati nuovi per mascherare, unita al sale e alla sporcizia sicuro creerà problemi.
Riverniciare comporta comunque una sverniciatura, e se pure avessi i soldi per rifarla ogni anno non è che faccia benissimo portar via strati d’alluminio pur se infinitesimali…
Quindi noi abbiamo messo a punto una strategia che al momento è vincente e che abbiamo scritto direttamente sulla nostra roccia personale!
Alluminio è bello!
Oppure…Alluminio libero! Libertà all’alluminio!  E via altri slogan simili.
Intanto 2 anni fa abbiamo asportato tutta la banda laterale di circa 50 cm per 13 metri x 2 murate, classica degli Ovni e…ora sembra fatta "d’argento" ed è bellissima! Di notte splende che è uno spettacolo.
E per quanto riguarda questa zona non ci sono controindicazioni tranne questioni puramente estetiche, ma a noi il grigio piace molto e ora è tutta in tinta unita.
Attenzione che oltre l’estetica c’è la pulizia evidente di varie microzone tipo la falchetta piena di asole per far defluire l’acqua! Ora libera e pulita.
Per la coperta invece nel 2009 ne avevamo sverniciata con tanta fatica una buona parte, ripristinando primer e anti-skid. Bella era bella, ma poi naviga che ti naviga riecco le? ...Fioriture!
Questa volta abbiamo capito.
Sverniceremo tutta la coperta (quasi tutta perché la sovratuga ancora regge) e riapplicheremo solo mani di primer grigio o bianco vedremo (forse grigio), senza antiskid. Perché? Perché il colore dell’antiskid disponibile non è sempre uguale e il primer in realtà offre la stessa funzione, applicandolo con rullini di spugna bianca, non morbida! Cioè elimina il rischio di scivolamenti.
Ma l’aspetto più importante e che consigliamo ai futuri possessori di alu è che faremo la verniciature a macchia di leopardo!
Cerchiamo di spiegarci.
Il problema di una vernice che salta è che la cosa non si verifica dappertutto e negli stessi termini e tempi. Ma se tu vuoi riprendere la zona in questione difficilmente riusciresti a fare un bel lavoro…Insomma la ‘toppa’ si vedrà.
Se invece si mantengono a vergine dei perimetri dappertutto, diciamo un minimo 5 cm, meglio 10, creando delle zone non più ampie di circa 800/900 cmq (25x35cm ad esempio), asportare in toto la parte danneggiata sarà un gioco da ragazzi e ripristinarla a primer altrettanto…Fine dei problemi e tutto sempre lindo e pinto!  
Il primer/vernice sulla coperta è necessario in quanto il caldo d’estate si fa sentire e l’alluminio molto conduttore trasferirebbe facilmente agli ambienti interni la temperatura esterna (diciamo e precisiamo anche una cosa: molti pensano che l’alu sia dannato per questo, ma anche qui sono dicerie di chi non l’ha provato. Se si adotta una semplice strategia di questo tipo o addirittura si isola con pannelli gli spazi tra alu e legni interni - da far fare prima dal cantiere o dopo come faremo noi quando rismonteremo tutto il mobilio per delle modifiche degli interni…si siamo pazzi ma questo si era capito – la barca sarà ben più isolata di altre di plastica. Il vantaggio invece dell’alu è che per la stessa ragione appena cala il sole le cabine si rinfrescano subito mentre gli altri in fiberglass soffrono parecchio! Oltre che lo scafo trasferisce dalla sentina la temperatura dell’acqua, più o meno.) . Quindi si alla vernice sulla coperta ma a zone, rigorosamente.
Poi abbiamo in testa tante altre idee malsane ma le vedremo man mano, tipo ridare una logica diversa agli interni, si già molto belli e ben fatti ma come anticipato il marinaio vuole sentire propria la bella del caso e noi non facciamo eccezione; poi vorremmo sostituire lo sprayhood in tessile con uno rigido in alluminio, per via di una maggiore ombra ‘fissa’ e senza tendalini ma più importante protezione dal mare durante navigazioni impegnative; studiare una timonatura interna rimandando i comandi in qualche modo a cui ancora non abbiamo pensato creando una comoda seduta; e tante altre belle storie…Maledetti soldi!
Vedremo, intanto primo step, la vernice…Ah, magari sulle murate se proprio non si ama lo scafo nudo si possono realizzare zone esteticamente soddisfacenti, ma sempre e solo zone, questo è d’obbligo.
…E dopo tante maledizioni e insulti contro la ‘figliola’, diverse magliette sudate e le solite mani sanguinolente veniamo a capo di un bel po’ di cose, puliamo quanto dobbiamo, prepariamo, spaioliamo e chiudiamo al meglio il guscio salutandolo, nonostante i mali degli ultimi giorni, con una lacrima di dispiacere.
Ciao Yaka a fra pochi mesi.
La sera alle 19 pullman per Istanbul, e dopo circa 13 ore di viaggio eccoci a casa di Basak accolti dai suoi sempre cari genitori.
Ora inizia una fase necessaria di riposo, vero, riabilitante.
E con questa foto già in clima nostalgia per il momento ci congediamo
A presto.
G&B








giovedì 1 agosto 2013

Ok, ci siamo.
La situazione al momento "serena" consente di uniformarci all'humus collettivo per cui partiamo con lo scopo del blog.
Di nuovo benvenuti a tutti.
Scriviamo da Aktur, Datca la mitica baia degli incontri di cui al libro, e occasione per noi di relax vero, cioè senza patemi d'animo per burrasche in arrivo o dubbi sull'ancoraggio.
Stamattina breve salto al mercato (qui ogni lunedì, mercoledì e venerdì): i pomodori  si riescono a comprare a 1 TL (lira turca), ma in generale i prezzi sono un po' più cari del mercato di Datca (lì siamo riusciti addirittura a trovarne di ottimi a 0,5 TL (circa 20 eurocent/kg!), in compenso Aktur e Kuruca Buku qui vicino sono locations molto più tranquille sia di gente che di vento.
In questi ultimi giorni siamo stati lieti di partecipare a diverse interviste di radio italiane importanti e anche della mitica Radio Svizzera Italiana! Venerdì 9 Agosto dovrebbe uscire un articolo-intervista sul Venerdì di Repubblica e in agosto la registrazione di una partecipazione in videoconferenza Skype, ad un programma di Sky Tg24 Economia (non chiedetemi perchè!)...No scherzi a parte si è fatto il punto sul vivere con poco con altri ospiti in studio tra cui Simone Perotti.
Che dire, il libro trova oggettivamente interesse tra il pubblico e la cosa mi fa immensamente piacere, la mia intenzione era quella di comunicare a più persone possibili la nostra storia con la speranza che qualcun'altro potesse prendere spunto e raggiungerci...
Nei mesi scorsi da Istanbul in poi c'è stata la solita escalation di lavori che hanno interessato Yakamoz, solite fatiche di Ercole ma altrettanta soddisfazione di metterla in acqua e mollare gli ormeggi.

                                           Alle prese con la rivettatrice...Volante
                              

Le tappe dell’estate 2013
Appena usciti dal golfo di Marmaris, la prima tappa: Pedhi-Symi, sempre splendida e fuori stagione ancor più magica; occasione buona anche per rifornirci di vino, gasolio e un saluto all'amico Irvin.

                                                     Il mitico Irvin!
                            


                                                                  Pedhi vista dall'alto
                                   


                                               
                                        Una sbirciatina di Symi dal nostro caffè preferito nella Chora
                                                


Poi approfittando delle perturbazioni provenienti dai quadranti sud una bella salita di quasi 75 miglia in un solo giorno fino al Porto Naturale di Lakki a Leros, l'isola degli italiani: è stata un'isola italiana in effetti sotto il regime fascista e l'architettura sta lì a testimoniarlo. 



                                                    Fa freddo ma si naviga verso la meta
                          


Oggettivamente gli edifici sono molto belli e sembra quasi di essere a Anzio! La gente del posto spiccica un po' di italiano (qualcuno lo parla bene) ed anche per ciò molti connazionali vi trovano lieto approdo.
Noi che siamo storicamente avversi alle "little Italy", non possiamo non cedere al fascino di questa che consideriamo una delle più belle realtà del Dodecanneso.
Ok, facciamola breve.
Dopo qualche giorno a incontrare amici con immancabile barbecue di bordo, si salpa alla volta di Samos. Lì sostiamo prima a Pythagorion e dopo a Vathi ed è proprio a Vathi che veniamo inclinati a 45° col mare grazie ai 50 nodi che scendono imperterriti dalle montagne ripide e meschine che si trovano a ridosso della baia.
Lo prendiamo come un segno “divino” e partiamo, alla seconda spedata dell’ancora, per le coste nord della penisola di Cesme. Lo scirocco è forte, a volte tocca 50 nodi ma di solito sta sui 35-40 nodi, meno male al lasco e ci spinge con onde che spruzzano  verso nord Turchia con la velocità che tocca 8 nodi con solo un pezzettino di genoa armato: atterriamo davanti spiagge maldiviane, piacevole sosta resasi necessaria per riparare un problemino all'alternatore.
                                          
                                       Il paradiso del marinaio tuttofare: "Sanayi", di Cesme

                           


                                                            Cesme - Boyalik Sitesi!

                           





Cesme è vicinissima a Chios, e utilizzando sempre la perturbazione che invade la nostra zona anziché il motore (risparmiando delle belle quantità di gasolio), partiamo per la costa nord di Chios alla volta della baia di Marmaro. Una gita nel piccolo paesino per fare qualche foto e la mattina dopo di buon ora partiamo per Psara.


Ormos Marmaro (Chios)

     


Ormos Marmaro (Chios)

                               



Homer e Bart
                                         



Una barchetta da pesca...Particolare
                                        


A Psara dopo aver cercato inutilmente nelle baie intorno all’isola un ancoraggio sicuro, decidiamo di calare il ferro proprio vicino all’ingresso del piccolo porticciolo.  Per fortuna Cosmote anche se con EDGE funziona consentendoci di vedere le previsioni meteo: utilizzeremo forse una delle ultime occasioni di scirocco per risalire.


                                                                   Psara, splendida "cattedrale"
                                  

La mattina alle 7.30 siamo già pronti per salpare, direzione Skiros.
Veleggiata tranquilla e veloce quanto basta grazie al gennaker: arriviamo a Skiros verso le 17:00.  Purtroppo la baietta dove avevamo pianificato di ancorare ora è inutilizzabile grazie ai venti provenienti dai quadranti inaspettati.  Quindi a malavoglia dobbiamo utilizzare il canale largo solo 50 metri e profondo 3,5 metri che ci separa dalle baie “ultime spiagge”.  Sono belle ma non sono sicure con i temporali in corso.  Quindi anziché trascorrere la nottata in bianco controllando l’ancora, optiamo per far miglia utilizzando il turbo di nome Scirocco fino a Skiathos.


                                                                  Con il genny verso Skiros
                                  


Alle prime luci dell’alba e dopo 10 ore di navigazione arriviamo dritti fino al porto principale di Skiathos ,  una delle isole del film "Mamma mia".
Le Sporadi settentrionali sono belle, senza dubbio.
Skiathos la più criticata perchè in alta stagione diviene una sorta di carnaio e discoteche all'Ibiza, ha invece riscosso da parte nostra l'ammirazione più forte.
Paesaggisticamente non ha uguali e le due penisolette la rendono unica davvero: su una si erge la città vecchia (Chora) e sull'altra gli uffici municipali con campo sportivo all'aperto e un bel parco con panchine messe lì per mirare il mare...BELLO BELLO BELLO!
Dal punto di vista diportistico poi è davvero comoda.
Si da àncora in rada di fronte lo pseudo porticciolo, stando attenti a tenersi giusti all'altezza dell'ultimo pontile, dove il fondo è buon tenitore sui 7-8 metri; in effetti non c'è molto spazio ma non abbiamo mai avuto problemi, forse data la bassa stagione.
Gli approvvigionamenti. Si sbarca con il tender al pontiletto in questione e con il carrello si compie una bella passeggiata percorrendo la strada principale (lo struscio in pratica) fino al benzinaio e al Carrefour, conveniente e ampio.
Per il gasolio si puo' anche attendere l'autobotte che serve le imbarcazioni sui pontili, costa praticamente quanto al distributore per cui non vale la pena fare il giro con taniche pesanti.
Con 2 euro se si vuole un ottimo "pita gyros" (panino-kebap, noi al pollo chi vuole anche maiale) lungo il corso principale.
Insomma Skiathos consigliatissima così come le sue splendide spiagge di sabbia bianca.

                                                                                 Skiathos
                               

                                                  


                                        

                                                     


                                                                     Alla fonda a Skiathos
                                         


Skopelos, Alonissos e Pelagos sono isole più vergini man mano come dal mio elenco. A Skopelos la mitica chiesetta del film e un'atmosfera più calma, più "lenta". La Chora è bella sul serio.


La chiesetta di "Mamma mia" vista dal mare


                                

                                                                      Skopelos dai tetti!
                               



                                                                     Un bel micio skopelese
                                        


                     La fame prende il sopravvento (bella vineria ancora chiusa ma sedie e tavoli a disposizione)
                                         


                                                                            Trionfo di colori
                                                     


           Arte moderna!
                                                     



Si sta alla fonda nell'avanporto serenamente in questo periodo altrimenti con meltemi in azione è impensabile.

       Ammirando Skopelos dal ponte di Yakamoz
           



Loutraki sempre a Skopelos, costa ovest presenta un avanporto che consente un buon ancoraggio, non c'è molto spazio anche perchè va prevista l'entrata del ferry. La passeggiata alla Chora è un'ammazzata unica, e possibili incontri di improbabili "cobra"...Ne vale la pena? Non saprei, benchè gran parte delle scene del film siano state realizzate qui. Direi di no, ma il panorama mozzafiato potrebbe far pendere l'ago della bilancia...


                                              Un bel serpentello lungo la strada per Loutraki
                              


                                                                       Dall'alto di Loutraki
                                         


                                                                       Un forno...Particolare
                                                    


       Salire a Loutraki è come guardare da un aereo!
                                          


Le spiagge di Alonissos molto belle e bianche.


Alonissos, tratto di costa rossa...Molto bella
                               


Pelagos è affascinante per la baia di Kyra Panagia, entrata ristretta (80 mt circa) e due rade immerse nella natura assoluta. Ora, noi ci sentiamo sempre di dover esprimere opinioni dirette e ovviamente personali per cui anche qui non ci tiriamo indietro. La baia è interessante ma se c'è vento sia l'entrata che l'uscita non è divertente; tutto ha un prezzo che si paga se ne vale la pena, il paesaggio della cala in questione francamente è presente in altri siti sia in Grecia che in Turchia; le spiagge non sono belle, l'acqua non è cristallina...Non c'è linea internet e telefonica, di conseguenza è un isolamento che non ha contropartite paradisiache almeno per i nostri gusti.


                                                Uscendo da Pelagos, 80 mt max da costa a costa!
                                 


Conclusioni.
Le Sporadi alte sono un parco marino tutelato dalle leggi, per via di una fauna presente unica e luogo di riproduzione di foche e altre specie animali; registrata presenza di balene e orche. Quindi le premesse erano invitanti, ma la realtà ci ha riservato uno scenario diverso.
Per tutta la navigazione da Skiros alle Sporadi una costante presenza di buste di plastica et similia.
Stessa triste scena tra un'isola e l'altra.
Fauna non pervenuta (ma sappiamo essere un caso e se detto inquinamento fosse reale e non anche questo un caso, l'assenza animale sarebbe comprensibile).
Il vento è assurdo e per un diportista che non ama usare il motore è impossibile; la stessa ricerca di rade è allucinante in quanto le previsioni stesse riportano fedelmente l'alternarsi di direzione dalla mattina alla sera, salvo poi come normalmente accade fallire in "real time"...Quindi dormire sereni in rada non è operazione sempre facile e come detto il raggiungimento dell'approdo avviene spesso grazie al motore.
Si, vanno viste in particolare Skiathos, ma da Marmaris è una bella passeggiata e se l'obiettivo fosse solo quello di vedere le isole Sporadi senza apprezzarne la navigazione (e l'adrenalina), non vorrei rimaneste delusi. Ci torneremo? Mmmmh, si a priori perchè i posti vanno rivisti e apprezzati in altre luci e sempre più approfonditi in quanto la sorpresa potrebbe esser dietro l'angolo inaspettato...Ma forse di ritorno da qualche altra puntata più a nord come scalo tecnico o per visitare l'Eubea.



                                                        Arko, una splendida isoletta vicino Skiathos
                                

L’avventura “sporadica” termina dopo quasi un mese passato tra ammirazione e angoscia dovuta alle citate difficoltà turistiche per un diportista-radista e, più che altro, l’animo distante e più vicino ai fatti di Gezi.




                                                Collegamenti "on the sea" per seguire i fatti di Gezi

                                  


                                           


Cogliamo l’occasione di un bel nord per iniziare la discesa verso “casa”.



                                                      Felice di partire...Anche con il maltempo
                                

Per meglio descrivere l’esperienza di questa tappa (Alonissos-Chios) vi affido ad una lettera-diario di bordo che abbiamo dedicato ad un caro amico.

“Caro amico mio era tanto che volevo scriverti, ma solo oggi dopo il tuo sms che stava per farmi disintegrare il cellulare, mi son seduto tastiera in mano.
Volevi il diario di bordo degli ultimi tempi? Eccotelo

20 giugno 2013
Sono passati venti giorni da quando abbiamo calato l’àncora a Skiathos, ed è giunta l’ora di far ritorno verso il sud, verso “casa”.
Salpiamo da Alonissos di buon mattino alla volta di Skiros, contiamo di dar fondo in questa isola che giorni fa non ci entusiasmò, priva di rade con fondali adeguati, e quindi per noi radisti incalliti inospitale.
Arriviamo in pomeriggio dopo una bella veleggiata e vento in aumento.
Contiamo di trovare un approdo decente in una delle baie di sud dell’isola, che all’andata non avevamo potuto visitare.
Nulla, nessuna ci offre tranquillità visto il brutto tempo in arrivo che durerà altri 3 giorni, minimo.
Oramai ci apprestiamo all’imbrunire e siamo stanchi, stavolta proprio non ci andrebbe di fare le ennesime 24 ore in mare…No, ce l’eravamo ripromessi dopo l’ultima di tre settimane fa…Ma non abbiamo alternative, e affrontare in mare il cattivo tempo è meglio che attenderlo alla fonda senza grossi margini di manovra: spesso si ragiona così, la costa sottovento è nemica del marinaio, in alto mare ci si puo’ difendere meglio…
Quindi è andata! Si prosegue, sperando che il meteo sia più clemente delle previsioni e dei colori di quel brutto cielo laggiù all’orizzonte.
Riapriamo il fiocco, la randa già è a riva e procediamo per un paio d’ore con un buon angolo, 70/80 gradi col vento ci consente di far buona rotta verso Psara, o Chios se veloci e fortunati.
Ma la sperata buona sorte non arriva.
Il vento rinfresca, anzi mette a burrasca, il mare ingrossa e qui dove l’Egeo fa brutta mostra di se, le onde prendono forza da Salonicco, dai Dardanelli, tante, troppe miglia ad aiutarle a crescere.
Si era partiti con un nordovest più clemente in quanto generatore di mare meno cruento, qualche isola e la costa greca a proteggerci parzialmente…Ma poi gira a nordest, e se gli stessi portolani mettono in guardia da questa brutta bestia, dalla peggior faccia del meltemi, allora bisogna credergli, e non tardiamo a scoprirlo…
Intanto fa buio, non si vede più nulla , la luna dorme e inizia a piovere; pioggerella fina, poi più fitta e alla fine vere secchiate d’acqua dolce, mista al sale delle onde che iniziano a presentarsi a bordo.
Io e Basak siamo come sempre con le cinture di sicurezza, e ci alterniamo al timone staccando e attaccando il moschettone al paterazzo; la situazione è pesante ma non è una novità per noi, non è la prima volta e sappiamo prendere le misure al “padrone”, a Nettuno, a cui ci sottomettiamo con riverenza ma decisi a non cedere ai suoi dispetti.
Poi, arriva quel peggio che non credevamo potesse arrivare.
I bagliori in lontananza assumono un suono e si rivelano per quel che sono, fulmini!
In poco tempo siamo contornati da tuoni e folgori, l’aria è piena di elettricità, il cielo si illumina irregolarmente come se tra le nuvole oramai nere come la pece ci fosse una guerra spaziale.
Non c’è da scherzarci, il mare lo combatti, il vento lo gestisci riducendo tela, e se piove ti copri, ma i fulmini…Non puoi farci nulla se non sperare che questa roulette russa si risolva a tuo favore.
Cerchiamo di districarci scegliendo una rotta dove intravediamo solo buio, parliamo di una zona non più ampia di 30° su 360°…Proseguiamo un’ora verso Mikonos, ma le saette seguite da vere e proprie detonazioni poco dopo si mostrano anche qui e ci fanno tornare sui nostri passi, allora scegliamo ovest come scommessa…
Nulla, in ogni dove il cielo è bianco, accecante.
Per la prima volta da quando navighiamo abbiamo paura, veramente.
Pensiamo di metterci alla cappa e scendere in quadrato lontani da parti metalliche e attendere gli eventi, quel che succeda succeda, passerà: ma la cappa in Egeo con onde alte e corte non ci convince, quindi rinunciamo all’idea.
Allora insistiamo, intravediamo uno spiraglio che forse è più frutto della volontà di vederlo, per metter fine a questo vero e proprio incubo.
Ipotizziamo un evolversi del sistema temporalesco, che è una farsa basata sul fiuto e poco sulla ragione, e mettiamo prua verso est sud est…O così o nulla ci diciamo.
Basak è grande, stoica al timone sotto chili di cerata e pile a combattere con pioggia, mare e la paura di essere folgorata…ma sta lì, non cede…Un’altra donna a quest’ora, lo garantisco, sarebbe scesa sotto coperta a piangere, perché credimi amico mio, c’era d’aver paura, terrore, credo poca gente si sarebbe voluta trovare dove ci siamo andati infilare noi.
Nel frattempo incrociamo un bastimento, che impensierito per l’unico veliero  in giro quella notte assurda, ci punta da distanza un faro enorme; sta lì, forse aspettando di vedere una barca vuota, alla deriva; invece noi siamo fuori in pozzetto, ci facciamo vedere, non diciamo nulla e proseguiamo; anche lui prosegue chiedendosi se fossimo dei pazzi o degli eroi pieni di rughe e tatuaggi…
Ok ci siamo il temporale intensifica e ci viene incontro, così sembra; non abbiamo scelta e ci buttiamo a capofitto tra i dardi, il più vicino cade forse a cento metri squarciando l’aria illuminando il cielo a giorno, l’impatto acustico è assordante, una bomba di portata inaudita.
Rimaniamo bloccati in noi stessi per qualche istante, che sembra un giorno, stiamo aspettando impietriti il secondo fulmine che…non arriva…E non arrivano neanche gli altri, il sistema temporalesco si allontana, la scelta è stata vincente!
Proseguiamo verso la nostra rotta accompagnati da un teatro illuminato a intermittenza, la cui orchestra suona tamburi lontani, sordi, innocui.
Sta albeggiando, Chios è vicina e fra poco atterreremo in una baia tranquilla.
Ce l’abbiamo fatta, siamo riusciti a portar salva la pellaccia anche stavolta, ma mai cosa così ovvia è stata in forse nelle ultime drammatiche ore.
Amico mio, la più brutta tempesta puo’ passare, te lo sto raccontando, e anche la tua sono certo svanirà come se nulla fosse, basta esser forti e non mollare.
…E tu sei forte e non molli!
Ti vogliamo bene
Giampaolo e Basak”

Da Chios in poi la musica inizia a cambiar ritmo e il metronomo rallenta il tempo.
Una puntata a Alacati, Turchia dove il vento non manca mai fino a convincerci a salpare dopo appena un giorno perché situazione insopportabile oltre lo sfrenato via vai dei windsurfers (Alacati è una località nota per questi sports tanto da privilegiarli rispetto al diporto nautico: la capitaneria appena dai àncora viene e distribuisce a tutti i presenti in  rada le coordinate dove si deve lasciar campo ai “matti” su tavola…In pratica fai prima ad andartene perché lo spazio è sufficiente per pochissime barche).
Via di volata a Samos in rada vicino a Pythagorio.
Mattina dopo si salpa per Didim, Turchia: acqua splendida ma turismo inglese-tedesco della peggior specie sulla costa…Poco male a noi servono i rifornimenti e un po’ di pace…Che non arriva in quanto le discoteche sparano “a palla” fino a notte fonda.
E’ una lotta ragazzi, e forse ora riuscite a comprendere meglio quanto la vita del vagabondo di mare veramente non sia tutta rose e fiori e palme da cocco e bagni sereni.
Da Didim saltiamo ad ovest, a Leros per finalmente dar fondo a Pandeli, invidiabile e lieta rada sotto il castello e i vecchi mulini.

                                                                Pandeli
                                


                                                                             Il castello
                                        



Passiamo qualche giorno in tranquillità per riprenderci dagli ultimi giorni caotici e pieni di adrenalina.


                                          Più raro non si puo': due Walker Bay a Lakki, Leros
                              

Oramai è ora di scendere, ne abbiamo l’esigenza fisica e mentale e allora decidiamo di andare prima a trovare Ernest e Vildan a Akbuk, dove ci aspettano e una promessa resta pur sempre una promessa.


                                                                   Con gli amici Ernest e Vildan
                                  

Va bene, bei momenti e bella rimpatriata ma ora basta! Vogliamo arrivare nel golfo di Hisaronu...Possiamo sembrare dei pazzi ma credeteci quando ti senti così vuoi arrivare dove hai in mente: è come una droga.
Ripassiamo per Didim, non perché masochisti ma per rinnovare il transit log e vogliamo vedere se qui è possibile saltare la solita agenzia che minimo costa 50 euro in più dei balzelli burocratici.
La risposta è si! In una mezza giornata facciamo tutto grazie alla cortesia del sig. Osman, ufficiale della capitaneria presso il D- Marin, senza nessun onere aggiuntivo e più importante senza richieste e problematiche sollevate per la Bluecard (si rimanda nella pagina “Aspetti tecnici”): totale pagato 120 TL, e per un altro anno stiamo a posto.
La mattina dopo si salpa per Catal Adalar.
Ci passiamo davanti e…No troppo caos e vento ed è un peccato, l’soletta è un gioiellino e avremmo voluto fermarci almeno un giorno, ma vista la situazione e la nostra pazienza in evidente riserva, preferiamo non perdere il buon nordovest e spingerci in rada a Kos…Da lontano quasi arrivati vediamo che nella nostra rada abituale già ci sono 2 barche, lo spazio è poco e quindi dovremmo optare per la spiaggia più a nordovest ma che fa più risacca…Che si fa? Proseguiamo! Oramai ci siamo, come i cavalli sentiamo l’odore della stalla e troviamo le energie residue ma sufficienti per accettare l’ultimo sforzo e continuare fino a Palamut Buku, appena scapolato Knidos: quasi notte, ma l’àncora cala ben bene proprio qui in territorio turco.
Il giorno successivo passa tra i soliti collegamenti internet, aggiornamenti meteo, Gezi, e dissalatore; si balla un po’, ma lo sappiamo, Palamut è così prendere o lasciare (anzi proseguire).
Si fa giorno di nuovo, colazione, e via per l’ultima tratta, almeno per un bel po’: Datca eccociiiii! Qualche ora di navigazione e atterriamo.
Ora inzia un po’ di vero relax.
Le giornate successive si alternano tra manutenzioni, pulizie di fondo, mercati, çay, passeggiate e tante tante parole; punti della situazione, incazzature col mondo, impegni da affrontare ma oramai andiamo sul velluto, il più è passato.


               Capita anche questo: Giampaolo che rimorchia a remi un "motociclista d'acqua" in panne

                              


Qualche ospite inizia a venirci a trovare e insomma inizia la fase "2" del peregrinar per mare.
Oggi, stiamo scrivendo da Aktur appunto, riusciamo a pescare qualche polipo e pescetti di modeste dimensioni ma che fanno compagnia nel menu ittico.
Ci sollazziamo come possiamo perché a breve avremo ospiti a bordo e si inizierà un altro capitolo della stagione.
A prestoooooooo
Giampaolo e Basak


                                                       Una nuova baia scoperta vicino Datca
                                     PALME SULLA RIVA = BENVENUTI IN PARADISO!